Nei giorni 3 e 4 maggio a Roma Portuense c'è stato l'incontro delle Superiore. E' iniziato con la lectio sul capitolo 13 di S. Paolo ai Romani: inno alla carità.
Il sacerdote ci ha invitato ad uscire dalle nostre chiusure e a guardare la realtà con gli occhi di Dio.
Ci ha detto che lo Spirito sceso sugli Apostoli li ha condotti fuori perchè la loro missione era di annunciare la Buona Novella di Dio che si è fatto uomo perchè gli uomini potessero accoglierlo.
stiamo nuovamente provando a fare quello che ci ha insegnato Jacek; qualcosa ricordiamo e qualcosa no. Non perdiamo la speranza di riuscirci.
l'incontro del 6 -7 ottobre ha visto riunite tutte le superiore d'Italia. L'argomento trattato da Sr Agnese didu, prevedeva la relazione dei nostri voti con la fraternità. La relazione tenuta è stata molto interessante e le Superiore che hanno avuto precedentemente il testo scritto, si sono dette molto contente perchè sarà utilizzato nelle comunità come strumento di lavoro per l'approfondimento comunitario.
siamo contente di questo lavoro
Lentamente muore chi diventa schiavo ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia
e chi non cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce. (…)
Lentamente muore chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. (…)
Lentamente muore chi non rischia la certezza per l’incertezza,
per seguire un sogno,
chi non si permette, almeno una volta nella vita,
di fuggire dai consigli sensati. (…)
Lentamente muore chi passa i giorni
A lamentarsi della propria sfortuna
O della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sigli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. (P. Neruda)